La chiesa parrocchiale di Santa Croce risale al 1450, ma venne ricostruita più volte fino al rifacimento totale nel 1772. L'aspetto attuale risale all'Ottocento a opera di Achille Sammarini. L'interno, a tre navate sorrette da pilastri corinzi, è adorno di stucchi, opera del 1772 di Francesco Forti; la sobria decorazione è opera del 1942 del pittore Nello Mazelli. A causa del terremoto 2012, la chiesa è attualmente inagibile ma facilmente recuperabile.

Porta della chiesa di Santa Croce

 

Agli inizi del ‘900 la minaccia di una crisi vinicola turbava l’animo di tutti i viticoltori. A Carpi, il dott. Alfredo Molinari, per far fronte a tutto ciò, propone l’istituzione di una Società Civile, che insieme alla Cooperazione di alcuni viticoltori, avrebbe permesso la completa solidarietà fra gli associati, responsabilità illimitata di fronte a terzi, garanzia di affidamento. Nasce così la Cantina Sociale di Carpi.Siamo agli albori dell’agricoltura moderna. Conclusa la prima Guerra Mondiale nel 1918, la Cantina diventa una Cooperativa.

1950 circa salamino di s. croce vino

1955 circa la cantina di santa croce

 

Aceto Balsamico tradizionale, Parmigiano reggiano, Prosciutto e via dicendo sono prodotti tipici del nostro territorio, non si può dire che siano ‘carpigiani’, bisogna presentarli come modenesi; l’unico vero prodotto agroalimentare tipicamente e unicamente ‘carpsan’ è il Lambrusco Salamino Santa croce, uno dei quattro lambruschi a denominazione di origine controllata modenesi, che, come dice chiaramente il nome, è vitigno autoctono proprio della frazione alle porte di Carpi.La storia secolare non solo del vitigno ma anche delle locali cantine sono lì a testimoniare quanto questa uva, ed il nettare frizzante che se ottiene, vengano da lontano e rappresentino una delle massime eccellenze non solo del territorio comunale ma provinciale e nazionale.

Il Lambrusco Salamino di santa Croce deriva essenzialmente dal vitigno che porta il suo stesso nome. Il disciplinare di produzione relativo prevede l’eventualità che tra le uve Lambrusco Salamino sia possibile la presenza, a livello di impianto, di altri vitigni di Lambrusco Ancellotta e Fortana, localmente detta "Uva d’Oro", in piccola percentuale.
“Il grappolo è piuttosto piccolo, - spiega il sito del Consorzio Marchio Storico dei Lambruschi Modenesi - con una lunghezza media di 10-12 cm, cilindrico o cilindroconico, spesso con un’ala, sottile, compatto e serrato. Gli acini, di grandezza non uniforme all’interno dello stesso grappolo, sono sferoidali, con buccia pruinosa blu-nerastra, spessa e consistente, polpa succosa dal gusto lievemente dolce e acidulo. Il vitigno Lambrusco Salamino ha un’ottima vigoria, la produzione è ricca e costante, le sue uve raggiungono la maturazione nella prima decade di ottobre, dopo aver immagazzinato tutta la luce e il calore del sole estivo e autunnale. E’ pratica abituale effettuare la potatura verde primaverile ed estiva sui vigneti, sia per diminuire il carico di grappoli per ceppo, ma anche al fine di consentire un’insolazione ottimale dei grappoli stessi e quindi una loro perfetta ed omogenea maturazione.”

A proposito di zona di provenienza e di geologia ricordiamo che pare proprio che Santa Croce sia stata, in tempi antichi, il centro di diffusione di questo vitigno in tutto il territorio della provincia di Modena ed in quelle confinanti. I terreni che ospitano il Lambrusco Salamino di Santa Croce sono generosi, dotati di buona fertilità, grazie anche all’incessante lavoro dell’uomo per oltre due millenni. Di antica origine, la loro conformazione è dovuta all’accumularsi, nel corso del tempo, dei sedimenti lasciati dalle alluvioni dei vari corsi d’acqua, fiumi e torrenti che attraversano da sud verso nord la pianura modenese: sabbie, limi e argille sono presenti in tutto questo territorio in percentuali all’incirca uguali tra loro.